Ho cercato per un tempo lungo un vino che mi incantasse finché nella valle dei laghi in provincia di Trento tra castelli e borghi della tradizione contadina, la freschezza di acque purissime increspate dalla brezza del lago, ho assaggiato un bicchiere di Rebo e mi sono innamorato per quel suo profumo di frutti di montagna. Ho approfondito acquistando bottiglie di diverse cantine e quando alla Vecchia Sorni, con gli amici del cuore ho rigoduto di un pasto indimenticabile innaffiato da questo vino non ho potuto che scegliere il Rebo per il mio vigneto della mia ricongiunzione con la terra. La vite ha un tronco che pare quasi una colonna dorica, con quelle sue scanalature verticali regolari che è bello accarezzare, come quando le mani arrivano ai nodi da cui si dipartono i tralci che finiscono in foglie grandi dalle nervature come arabeschi. I grappoli allungati e dagli acini radi e grossi paiono fatti per stillare fino all'ultima pagliuzza d'aria e di luce. Dal tino è un esalare di profumi che eccitano l'olfatto trasmettendo un'euforia primordiale; poi via via da un travaso all'altro questo formarsi di un sapore fresco di lampone e di mora, un pò speziato e con qualche richiamo alla mineralità di un terreno gramo e ricco soltanto di sasso e di stenti. Vino figlio mio vai nella botte a dormire per un sonno lungo, ricco di colori e di emozioni interrotto quando spillato in un calice, non ci si trattiene più dal farti diventare occasione per un convivio. E tu vino dall’importanza regale, dato che sei figlio mio come nella Bibbia non puoi che chiamarti Re Salomone.